Se il gioco è la vostra passione visitate il
Musée Suisse du Jeu
Mi capita spesso di dover rispondere alla domanda: "qual è il tuo gioco preferito?" E' abbastanza naturale che, data la mia professione, la gente che mi conosce per la prima volta sia incuriosita dalla risposta. Qualcuno si aspetta che io citi uno dei miei giochi, oppure che dia una risposta del tipo "l'ultimo che ho creato" ed è sempre divertente vedere la loro espressione quando rispondo che io, in effetti, non ho un mio gioco preferito o meglio, che il mio gioco preferito dipende dalla circostanza in cui mi trovo. Può sembrare una banalità, ma in realtà la cosa deriva da un tipo di osservazione che nasce da tutt'altra esperienza.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare una donna straordinaria (Donatella Nicolò) che sarebbe diventata non solo la mia compagna, ma anche una grande esperta di cucina, con l'indubbio vantaggio di poter trasformare la casa in cui viviamo in un luogo dove gli amici vengono a mangiare e giocare. Essendo lei una professionista, ho vuto modo di apprezzare la cura che mette nella scelta degli ingredienti, nel tipo di piatto da realizzare, nell'accostamento dei cibi e dei vini e soprattuto come questa scelta venga fatta sempre avendo bene in mente chi saranno gli ospiti. La cosa più interessante sta nel fatto che l'intera progettazione della cena, non ha mai come obiettivo quello di stupire con piatti raffinati o vini pregiati, ma quello di creare una situazione piacevole, magari con piatti estremamente semplici.
Parlando con lei, ho capito che i giochi devono essere abbinati alla situazione, esattamente come il vino viene abbinato ai piatti. In realtà, la cosa è ancora più articolata perchè spesso il gioco è qualcosa che si fa prima o dopo aver mangiato e quindi il cibo influenza in modo diretto la scelta del gioco o dei giochi da abbinare alla serata.

Per esempio, una serata messicana con tacos e birra, si sposa alla perfezione con una partita a Perudo, meraviglioso gioco di dadi che non manca mai di appassionare per la sua profondità pur essendo semplicissimo da imparare. Un gioco come Perudo ha il vantaggio di poter essere giocato direttamente sul tavolo ancora apparecchiato. Stessa caratteristica ha un gioco come Pow Wow, che può addirittura essere giocato mentre si sta mangiando essendo tutto il necessario per giocare collocato sulla... fronte dei giocatori.
Le serate "messicane" sono di solito caratterizzate da un clima allegro e "caciarone" e provare far giocare qualcosa di più impegnativo sarebbe del tutto inutile perchè il clima della serata non si adatterebbe affatto. Al contrario, ci possono essere serate dove si è mangiato qualcosa di più impegnativo, bevuto una bella bottigli di quello buono e si è nello stato d'animo adatto per qualcosa di non particolarmente movimentato, ma che richieda una certa concentrazione, anche per mantenere il livello "serio" della serata. In questo caso un vecchio classico come Cluedo è perfetto, con il suo ritmo tranquillo e la sua atmosfera "noir", che ben si accompagnano a un buon bichiere di liquore.
Quando si è in tanti, è invece preferibile puntare su qualche party game che può essere giocato a squadre, in modo da suddividere i giocatori in gruppi omogenei, cercando di capire quali sono quelli più "ricettivi" e quelli più "stanchi" e suddividerli in modo equilibrato. Kaleidos, con le sue furiose discussioni finali, fa sempre la sua figura, ma se siete in vena di qualcosa di diverso dal solito e siete veramente in tanti, potete sempre stupire la compagnia con i Lupi Mannari, gioco che si può facilmente organizzare utilizzando un normalissimo mazzo di carte in mancanza del set di carte speciali.

Riflessioni sul gioco - di Spartaco Albertarelli