Se il gioco è la vostra passione visitate il
Musée Suisse du Jeu
Sono nata 23 anni fa ad Acqualagna, piccolo paese così vicino a Urbino da permettermi di respirarne tutta l'arte e l'essenza della tradizione.
Cresco scegliendo giorno per giorno un destino che pare già segnato: la scuola del libro di Urbino è assieme la partenza e lo snodo di tutta la mia esperienza artistica; Milano e lo IED consacrazione e vero punto di partenza. Concorsi, premi, festival e lavoro. Quello vero, con scadenze da rispettare e idee altrui a cui dare forma, ma per fortuna tutto può restare nella dimensione del gioco se il proprio genio è al servizio di un divertimento intelligente: Mercante in fiera (EG, 2006), Colpo d'occhio (Fun Box, 2006), Il gioco dell'oca (EG, 2007) sono stati illustrati da me e Elena, che con Angelo e Spartaco siamo parte del gruppo KaleidosGames.
Sguardi, sensazioni, direzioni, imprevisti e certezze: la vita di un essere umano che attraverso un gesto e un segno dà forma a una nuova esistenza che incarna tutte le sfumature del pensare e della contingenza del quotidiano.
L'illustrazione non è sottotitolo. E' una nuova scrittura, opera di reincarnazione di un concetto che riceve nuovo corpo e forma attraversando il cuore e l'esperienza di chi la disegna.
Un disegno non è un'opera d'arte, lo diventa quando riesce a ri-velare la realtà vestendola dello sguardo e dell'anima dell'illustratore.
"La forza di un'opera è direttamente proporzionale al rischio che è pronto a correre il suo Autore".
La tecnica, la cura estetica, il proprio stile sono solo il frutto di una ricerca, il vestito che si sceglie per uscire allo scoperto.
"Non mi basta che i miei personaggi facciano quello che voglio, devono essere capaci di mostrarmi quello che pretendono da me. Diversamente la vertigine tra me e loro si ridurrebbe tanto da trasformare il vortice creativo in implosione".
Il messaggio-ordine giunge all'osservatore e all'autore così dirompente che si rendono necessarie vie di fuga anche se momentanee: nasce così il bisogno e la cura di piccoli, insignificanti, cari dettagli. Segreti stargate per subitanee fughe dell'artista sopraffatto. E il simbolo diventa suo unico alleato nel desiderio di comunicare senza necessariamente dover dire.
"Figure grottesche? No. Forse".
Il grottesco che si percepisce è solo la visione di una realtà ribaltata che ci mostra non come siamo ma chi siamo, con un'espressione finale di un sorriso tra le righe, quel gesto che nasce quando non si è detto tutto, il sorriso del Mistero che è in agguato, quell'uno per cento che non si può controllare. L'esperienza di ogni uomo, che resta vivo nelle sue domande.
