Se il gioco è la vostra passione visitate il
Musée Suisse du Jeu
Giocare rappresenta per l'uomo un bisogno primario. Da bambini noi impariamo a percepire il mondo che ci circonda giocando ed è sempre grazie al gioco che ci rendiamo conto di possedere tutte quelle capacità intellettive che ci rendono così diversi da ogni altra specie animale su questo pianeta. Non a caso giocare costituisce la principale attività di ogni essere umano nei primi anni della sua esistenza e, con la crescita, anche il modo di giocare si adegua alle mutate esigenze del nostro cervello che richiede un livello di interazione sempre più sofisticato, non solo con gli altri, ma anche con le regole stesse del gioco. Esiste infatti una differenza sostanziale fra giocare e giocare un gioco ed è proprio quella rappresentata dalla presenza delle regole. Sono le regole e soprattutto le loro libera accettazione a costituire l'elemento di base di ogni gioco e a trasformare quello che apparentemente può sembrare un'attività infantile nella più alta espressione di libertà e creatività che la nostra specie sia mai riuscita a concepire. Proprio sull'evoluzione del gioco e delle sue regole noi costruiamo la base del nostro essere animali sociali ed è nel gioco che noi troviamo, o ritroviamo, quella dimensione di confine tra la nostra natura adulta e il nostro passato bambino.
Una dimensione che ci impone di porre sempre la stessa domanda, poco importa se sul tavolo da gioco vi siano i carrarmatini del Risiko o i pezzi degli scacchi, i fagioli della tombola o le pietre del Go. Non importa se ci prepariamo a tornare bambini giocando con i soldatini o se siamo dei professionisti ad un torneo internazionale, se vogliamo iniziare, al nostro avversario dovremo per forza chiedere: vuoi giocare?
E' questa infatti la vera dimensione del gioco, un'attività libera strutturata in base a regole che chiedono di essere condivise e rispettate.
Non si può giocare senza prima chiedere agli altri partecipanti se anche loro desiderano farlo, il che implica il fatto che tutti quanti accettiamo di rispettare le regole del gioco. Come potete notare, in qualche misura è il gioco stesso che chiede ai partecipanti di fare una scelta e pretende che questa scelta venga fatta in assoluta libertà. Non si può infatti imporre a nessuno di giocare. In teoria lo si potrebbe costringere a partecipare al gioco, ma questo non significa affatto che lui stia veramente giocando. Se una persona partecipa controvoglia la sua presenza porterà inevitabilmente gli altri a percepire qualcosa di stonato, senza considerare che la sue mosse saranno, con tutta probabilità, prive di un'effettiva logica e questo comporterà, quasi inevitabilmente, un esito finale della partita in qualche modo falsato dal suo comportamento.
Se un gioco inizia invariabilmente con una domanda, che cosa spinge le persone a rispondere in modo affermativo? Quali sono le molle che fanno scattare il desiderio di giocare? Che cosa ci si attende da un gioco? Come possiamo dare una spiegazione logica a questi comportamenti? Sono tutte domande che da sempre affascinano coloro che si occupano di giochi in modo professionale e che possono trovare una risposta almeno parziale solo analizzando il gioco nel suo complesso, cercando di identificarne gli elementi di base separatamente dalla sua struttura.


Riflessioni sul gioco - di Spartaco Albertarelli